Duino e il monte Ermada

“Antenor potuit mediis elapsus Achivis
Illyricos penetrare sinus atque intuma tutus
Regna Liburnorum et fontem superare Timavi,
Unde per ora novem vasto cum murmure montis
it mare proruptum et pelago premit arva sonanti.

Antenore, scampato agli Achei, 
potè pure entrare nel golfo illirico, 
spingersi senza pericolo in territorio liburnico sin oltre le sorgenti del Timavo 
che simile a un mare impetuoso erompe dalla montagna per nove bocche 
con alto frastuono, e inonda i campi di un acqua risonante.”
Le bocche del Timavo
L’interno della chiesta di
S.Giovanni in Tuba

Cosi Virgilio descrisse le sorgenti del Timavo nella Eneide, ed è da questi luoghi in cui natura, storia e mitologia si incontrano che siamo partiti per una passeggiata sul carso parlando di natura con Franco Polo e di storia con Roberto Jurrissevich.
Il punto di partenza è la chiesta di S.Giovanni in Tuba un luogo denso di storia che si perde fin dai tempi dei romani. Infatti vi sono ritrovamenti di un tempio dedicato alla Speranza Augusta. Nell’antichità questi luoghi erano noti ai romani anche per le sorgenti termali.

Piccolo scorcio

Il fragore delle bocche del Timavo è impressionante. Vedere è sentire le acque che sgorgano dalla roccia dopo il loro lungo percorso sotto il carso ci fa molto riflettere su quale sia la forza della natura, che scava le rocce del carso per poi sfocare nell’Adriatico.

Iniziamo la risalita del carso accompagnati da un caldissimo sole di fine novembre. E pian piano vediamo il panorama sotto di noi. Panorama insolito a dir la verità. Abituato alle verdi vallate e al limite a qualche paesino vedere la zona industriale di Monfalcone con l’ultima grande nave in costruzione mi lascia un po’ l’amaro in bocca. Ma tutto questo è inevitabile. La nostra vita di tutti i giorni, le nostre comodità giornaliere e non richiedono questi sacrifici del territorio. Questa parte di montagna è è esposta al sole battente e lo si vede dalla vegetazione, credo che d’estate questo tragitto lo si possa fare o all’alba o al tramonto.

Un reperto del tempio al dio Mithra
Il caldo rosso dell’autunno

Torniamo a parlare di Romani quanto ci addentriamo su una grotta dove vi sono dei reperti dedicati al dio Mithra.
L’autunno inoltrato ci dona ancora dei colori magnifici, colori che scaldano ancora di più questa calda giornata.
Attraversando un bosco e girando attorno alla grande Dolina arriviamo sul monte Ermada. E qui torniamo a parlare di storia, ma di storia più recente. Parliamo della prima guerra mondiale. Il monte è pieno di trincee e bunker collegati fra di loro da grotte e gallerie, dove i soldati Austtro-ungarici difesero Trieste.

Uno dei bunker

Qui ci accorgiamo di essere seguiti da un taciturno Beagle. E con sorpresa scopriamo che non è ne delle persone che ci seguono e ne di quelle che ci precedono. Per il momento sarà la nostra mascotte.

La grotta

Ci addentriamo anche su una grotta dove all’interno una volta c’erano le baracche in legno dei soldati e i vari cunicoli che facevano da deposito o altro.
Il sole inizia ad abbassarsi, preparandosi a regalarci un rosso tramonto. E quale luogo migliore per gustarci questo tramonto se non il famoso sentiero Rilke da cui possiamo ammirare il castello di Duino.

Il tramonto dal Rilke

La temperatura si abbassa rapidamente e con un po di tristezza dobbiamo affidare la nostra mascotte ai volontari del ENPA. Abbiamo la certezza che il cane ha il microchip di identificazione e che sarà riconsegnato il giorno dopo ai proprietari. Poi finiremo la serata in osmiza tra lubjanske e nozioni di storia.

Un grazie a Franco polo e a tutte le persone che hanno partecipato a questa escursione

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